Antologie
del 15/10/2008
N. 92 - Giovanni Paolo II, Caltanissetta, Lunedi 10 Maggio 1993 (PRIMA PARTE)
Giovanni Paolo II, Ai lavoratori riuniti in uno stabilimento industriale – Caltanissetta, Lunedi 10 Maggio 1993
(PRIMA PARTE)
Anche qui, come in altre parti del Mezzogiorno d'Italia, gravi sono i problemi che angustiano il mondo del lavoro, turbando la serenità delle famiglie e addensando apprensioni ed incertezze sul futuro dei giovani. La disoccupazione, la precarietà dell'occupazione, l'emarginazione rappresentano problematiche di vitale importanza e di difficile soluzione a motivo del contesto socio-culturale, segnato - come è stato prima ricordato - da un certo individualismo, da insidiose forme di illegalità e da una non sempre adeguata professionalità. Vorrei quest'oggi, incontrandomi con voi, manifestare a quanti si trovano a vivere momenti di cosi preoccupante crisi, tutta la solidarietà della Chiesa. Vorrei ricordare loro le ragioni della speranza cristiana, alle quali attingere motivo e forza per un impegno coraggioso e solidale. Si, carissimi Fratelli e Sorelle! Per quanto grandi possano essere i problemi del mondo del lavoro, mai ci si deve lasciare da essi abbattere: la speranza dei credenti è in Cristo, il Verbo incarnato, che si fa compagno di viaggio di ogni uomo, coinvolgendosi fino in fondo nella quotidiana avventura di ciascuno. Guardate a Lui con fiducia: Egli stesso, fattosi lavoratore, ha annunciato agli uomini il "vangelo del lavoro". Dal suo insegnamento si possono trarre direttive sagge e luminose che, fedelmente osservate, sono in grado di infondere un'anima ai rigidi congegni dell'economia, piegandola al servizio della persona e del bene comune. Come ebbi modo di illustrare nell'Enciclica Laborem exercens, esistono un intimo rapporto ed un'intrinseca subordinazione del lavoro rispetto all'uomo che lo compie (Cfr. n. 6). Il messaggio cristiano sulla dignità della persona umana è, pertanto, una chiave irrinunciabile quanto feconda per analizzare e risolvere correttamente le problematiche connesse col lavoro. In un'epoca di relativismo culturale come la nostra, in cui non di rado si stenta a cogliere il senso autentico della vita, si puo facilmente smarrire anche la coscienza dell'umana dignità. Non desta pertanto meraviglia che, accanto alle varie forme di attentati ai diritti della persona, si debba registrare pure quell'autentica perversione dell'economia che si verifica quando l'essere umano viene trattato alla stregua di una "cosa", abbandonato al gioco degli interessi e sottoposto alle ferree leggi del mercato. L'antidoto più sicuro a tale rischio il credente lo trova nel messaggio della Rivelazione, il quale manifesta il mistero di Dio e svela l'uomo a se stesso. Alla luce della Parola che viene dall'Alto, l'uomo si scopre creato ad immagine del Creatore (Cfr. Gn 21,26), e si avverte chiamato ad entrare in dialogo non soltanto col suo simile, ma anche col suo eterno Signore. E' Lui stesso a desiderarlo come suo "partner", in una intima esperienza di soprannaturale figliolanza. Chi puo pretendere di ridurre a merce un essere dalla dignità cosi alta e incommensurabile? Come tollerare forme di sfruttamento ed assetti di società che non gli assicurino l'essenziale per vivere in maniera conforme alla sua vocazione? (Segue)
Anche qui, come in altre parti del Mezzogiorno d'Italia, gravi sono i problemi che angustiano il mondo del lavoro, turbando la serenità delle famiglie e addensando apprensioni ed incertezze sul futuro dei giovani. La disoccupazione, la precarietà dell'occupazione, l'emarginazione rappresentano problematiche di vitale importanza e di difficile soluzione a motivo del contesto socio-culturale, segnato - come è stato prima ricordato - da un certo individualismo, da insidiose forme di illegalità e da una non sempre adeguata professionalità. Vorrei quest'oggi, incontrandomi con voi, manifestare a quanti si trovano a vivere momenti di cosi preoccupante crisi, tutta la solidarietà della Chiesa. Vorrei ricordare loro le ragioni della speranza cristiana, alle quali attingere motivo e forza per un impegno coraggioso e solidale. Si, carissimi Fratelli e Sorelle! Per quanto grandi possano essere i problemi del mondo del lavoro, mai ci si deve lasciare da essi abbattere: la speranza dei credenti è in Cristo, il Verbo incarnato, che si fa compagno di viaggio di ogni uomo, coinvolgendosi fino in fondo nella quotidiana avventura di ciascuno. Guardate a Lui con fiducia: Egli stesso, fattosi lavoratore, ha annunciato agli uomini il "vangelo del lavoro". Dal suo insegnamento si possono trarre direttive sagge e luminose che, fedelmente osservate, sono in grado di infondere un'anima ai rigidi congegni dell'economia, piegandola al servizio della persona e del bene comune. Come ebbi modo di illustrare nell'Enciclica Laborem exercens, esistono un intimo rapporto ed un'intrinseca subordinazione del lavoro rispetto all'uomo che lo compie (Cfr. n. 6). Il messaggio cristiano sulla dignità della persona umana è, pertanto, una chiave irrinunciabile quanto feconda per analizzare e risolvere correttamente le problematiche connesse col lavoro. In un'epoca di relativismo culturale come la nostra, in cui non di rado si stenta a cogliere il senso autentico della vita, si puo facilmente smarrire anche la coscienza dell'umana dignità. Non desta pertanto meraviglia che, accanto alle varie forme di attentati ai diritti della persona, si debba registrare pure quell'autentica perversione dell'economia che si verifica quando l'essere umano viene trattato alla stregua di una "cosa", abbandonato al gioco degli interessi e sottoposto alle ferree leggi del mercato. L'antidoto più sicuro a tale rischio il credente lo trova nel messaggio della Rivelazione, il quale manifesta il mistero di Dio e svela l'uomo a se stesso. Alla luce della Parola che viene dall'Alto, l'uomo si scopre creato ad immagine del Creatore (Cfr. Gn 21,26), e si avverte chiamato ad entrare in dialogo non soltanto col suo simile, ma anche col suo eterno Signore. E' Lui stesso a desiderarlo come suo "partner", in una intima esperienza di soprannaturale figliolanza. Chi puo pretendere di ridurre a merce un essere dalla dignità cosi alta e incommensurabile? Come tollerare forme di sfruttamento ed assetti di società che non gli assicurino l'essenziale per vivere in maniera conforme alla sua vocazione? (Segue)
N. 92 - Giovanni Paolo II, Caltanissetta, Lunedi 10 Maggio 1993 (PRIMA PARTE)
Giovanni Paolo II, Ai lavoratori riuniti in uno stabilimento industriale – Caltanissetta, Lunedi 10 Maggio 1993
(PRIMA PARTE)
Anche qui, come in altre parti del Mezzogiorno d'Italia, gravi sono i problemi che angustiano il mondo del lavoro, turbando la serenità delle famiglie e addensando apprensioni ed incertezze sul futuro dei giovani. La disoccupazione, la precarietà dell'occupazione, l'emarginazione rappresentano problematiche di vitale importanza e di difficile soluzione a motivo del contesto socio-culturale, segnato - come è stato prima ricordato - da un certo individualismo, da insidiose forme di illegalità e da una non sempre adeguata professionalità. Vorrei quest'oggi, incontrandomi con voi, manifestare a quanti si trovano a vivere momenti di cosi preoccupante crisi, tutta la solidarietà della Chiesa. Vorrei ricordare loro le ragioni della speranza cristiana, alle quali attingere motivo e forza per un impegno coraggioso e solidale. Si, carissimi Fratelli e Sorelle! Per quanto grandi possano essere i problemi del mondo del lavoro, mai ci si deve lasciare da essi abbattere: la speranza dei credenti è in Cristo, il Verbo incarnato, che si fa compagno di viaggio di ogni uomo, coinvolgendosi fino in fondo nella quotidiana avventura di ciascuno. Guardate a Lui con fiducia: Egli stesso, fattosi lavoratore, ha annunciato agli uomini il "vangelo del lavoro". Dal suo insegnamento si possono trarre direttive sagge e luminose che, fedelmente osservate, sono in grado di infondere un'anima ai rigidi congegni dell'economia, piegandola al servizio della persona e del bene comune. Come ebbi modo di illustrare nell'Enciclica Laborem exercens, esistono un intimo rapporto ed un'intrinseca subordinazione del lavoro rispetto all'uomo che lo compie (Cfr. n. 6). Il messaggio cristiano sulla dignità della persona umana è, pertanto, una chiave irrinunciabile quanto feconda per analizzare e risolvere correttamente le problematiche connesse col lavoro. In un'epoca di relativismo culturale come la nostra, in cui non di rado si stenta a cogliere il senso autentico della vita, si puo facilmente smarrire anche la coscienza dell'umana dignità. Non desta pertanto meraviglia che, accanto alle varie forme di attentati ai diritti della persona, si debba registrare pure quell'autentica perversione dell'economia che si verifica quando l'essere umano viene trattato alla stregua di una "cosa", abbandonato al gioco degli interessi e sottoposto alle ferree leggi del mercato. L'antidoto più sicuro a tale rischio il credente lo trova nel messaggio della Rivelazione, il quale manifesta il mistero di Dio e svela l'uomo a se stesso. Alla luce della Parola che viene dall'Alto, l'uomo si scopre creato ad immagine del Creatore (Cfr. Gn 21,26), e si avverte chiamato ad entrare in dialogo non soltanto col suo simile, ma anche col suo eterno Signore. E' Lui stesso a desiderarlo come suo "partner", in una intima esperienza di soprannaturale figliolanza. Chi puo pretendere di ridurre a merce un essere dalla dignità cosi alta e incommensurabile? Come tollerare forme di sfruttamento ed assetti di società che non gli assicurino l'essenziale per vivere in maniera conforme alla sua vocazione? (Segue)
Anche qui, come in altre parti del Mezzogiorno d'Italia, gravi sono i problemi che angustiano il mondo del lavoro, turbando la serenità delle famiglie e addensando apprensioni ed incertezze sul futuro dei giovani. La disoccupazione, la precarietà dell'occupazione, l'emarginazione rappresentano problematiche di vitale importanza e di difficile soluzione a motivo del contesto socio-culturale, segnato - come è stato prima ricordato - da un certo individualismo, da insidiose forme di illegalità e da una non sempre adeguata professionalità. Vorrei quest'oggi, incontrandomi con voi, manifestare a quanti si trovano a vivere momenti di cosi preoccupante crisi, tutta la solidarietà della Chiesa. Vorrei ricordare loro le ragioni della speranza cristiana, alle quali attingere motivo e forza per un impegno coraggioso e solidale. Si, carissimi Fratelli e Sorelle! Per quanto grandi possano essere i problemi del mondo del lavoro, mai ci si deve lasciare da essi abbattere: la speranza dei credenti è in Cristo, il Verbo incarnato, che si fa compagno di viaggio di ogni uomo, coinvolgendosi fino in fondo nella quotidiana avventura di ciascuno. Guardate a Lui con fiducia: Egli stesso, fattosi lavoratore, ha annunciato agli uomini il "vangelo del lavoro". Dal suo insegnamento si possono trarre direttive sagge e luminose che, fedelmente osservate, sono in grado di infondere un'anima ai rigidi congegni dell'economia, piegandola al servizio della persona e del bene comune. Come ebbi modo di illustrare nell'Enciclica Laborem exercens, esistono un intimo rapporto ed un'intrinseca subordinazione del lavoro rispetto all'uomo che lo compie (Cfr. n. 6). Il messaggio cristiano sulla dignità della persona umana è, pertanto, una chiave irrinunciabile quanto feconda per analizzare e risolvere correttamente le problematiche connesse col lavoro. In un'epoca di relativismo culturale come la nostra, in cui non di rado si stenta a cogliere il senso autentico della vita, si puo facilmente smarrire anche la coscienza dell'umana dignità. Non desta pertanto meraviglia che, accanto alle varie forme di attentati ai diritti della persona, si debba registrare pure quell'autentica perversione dell'economia che si verifica quando l'essere umano viene trattato alla stregua di una "cosa", abbandonato al gioco degli interessi e sottoposto alle ferree leggi del mercato. L'antidoto più sicuro a tale rischio il credente lo trova nel messaggio della Rivelazione, il quale manifesta il mistero di Dio e svela l'uomo a se stesso. Alla luce della Parola che viene dall'Alto, l'uomo si scopre creato ad immagine del Creatore (Cfr. Gn 21,26), e si avverte chiamato ad entrare in dialogo non soltanto col suo simile, ma anche col suo eterno Signore. E' Lui stesso a desiderarlo come suo "partner", in una intima esperienza di soprannaturale figliolanza. Chi puo pretendere di ridurre a merce un essere dalla dignità cosi alta e incommensurabile? Come tollerare forme di sfruttamento ed assetti di società che non gli assicurino l'essenziale per vivere in maniera conforme alla sua vocazione? (Segue)
