Antologie
del 12/11/2008
N. 96 - IL PADRE NOSTRO PER I LAVORATORI (PRIMA PARTE)
IL PADRE NOSTRO PER I LAVORATORI (PRIMA PARTE)
Giovanni Paolo II, Lussemburgo 15 maggio 1985
“Rafforza per noi, Signore, l’opera delle nostre mani” (Sal 89, 17).
È questa la preghiera che vorrei rivolgere oggi con voi al Signore: che egli benedica l’opera delle mani umane e delle intelligenze umane, che egli benedica tutto il lavoro dell’uomo... Quando la nostra offerta del pane e del vino, deposta sull’altare, sarà divenuta il sacrificio stesso di Cristo, il suo corpo e il suo sangue, noi tutti che partecipiamo all’Eucaristia ci uniamo nella preghiera del “Padre nostro” che il Signore Gesù stesso ci ha insegnato.... Essa torna sulle labbra dei giovani e degli anziani. I padri e le madri delle famiglie cristiane si sentono in dovere di trasmettere questa preghiera ai loro bambini. Essi la recitano insieme in casa e in chiesa. È anche la preghiera che accompagna il nostro lavoro. Oggi vorrei meditare con voi, cari fratelli e sorelle, sugli importanti problemi del lavoro umano, alla luce delle diverse parole della preghiera che Gesù ci ha dato. Così ispirati, ci sarà più facile rispondere all’appello di San Paolo: “E tutto quello che fate in parole e opere, tutto si compia nel nome di nostro Signore Gesù . . . Qualunque cosa facciate fatela di cuore, come per il Signore . . .” (Col 3, 17. 23).
Sia santificato il tuo nome
Rivolgendoci a Dio, è al Padre che ci rivolgiamo: al Padre onnipotente creatore del cielo e della terra, e desideriamo che il suo “nome sia santificato”. Il nome del Padre designa per noi “colui che è” secondo ciò che udì un giorno Mosè, dal roveto ardente, ai piedi del monte Oreb (cf. Es 3, 14). L’Apocalisse (Ap 1, 4) ci dice che Dio è “colui che è, che era e che viene, colui che è eterno e immortale”.. E, poiché Gesù ci permette di invocare Dio col bel nome di Padre, noi prendiamo coscienza di essere non i prodotti del caso sballottati dal vento, ma i figli diletti del nostro Creatore. (segue)
N. 96 - IL PADRE NOSTRO PER I LAVORATORI (PRIMA PARTE)
IL PADRE NOSTRO PER I LAVORATORI (PRIMA PARTE)
Giovanni Paolo II, Lussemburgo 15 maggio 1985
“Rafforza per noi, Signore, l’opera delle nostre mani” (Sal 89, 17).
È questa la preghiera che vorrei rivolgere oggi con voi al Signore: che egli benedica l’opera delle mani umane e delle intelligenze umane, che egli benedica tutto il lavoro dell’uomo... Quando la nostra offerta del pane e del vino, deposta sull’altare, sarà divenuta il sacrificio stesso di Cristo, il suo corpo e il suo sangue, noi tutti che partecipiamo all’Eucaristia ci uniamo nella preghiera del “Padre nostro” che il Signore Gesù stesso ci ha insegnato.... Essa torna sulle labbra dei giovani e degli anziani. I padri e le madri delle famiglie cristiane si sentono in dovere di trasmettere questa preghiera ai loro bambini. Essi la recitano insieme in casa e in chiesa. È anche la preghiera che accompagna il nostro lavoro. Oggi vorrei meditare con voi, cari fratelli e sorelle, sugli importanti problemi del lavoro umano, alla luce delle diverse parole della preghiera che Gesù ci ha dato. Così ispirati, ci sarà più facile rispondere all’appello di San Paolo: “E tutto quello che fate in parole e opere, tutto si compia nel nome di nostro Signore Gesù . . . Qualunque cosa facciate fatela di cuore, come per il Signore . . .” (Col 3, 17. 23).
Sia santificato il tuo nome
Rivolgendoci a Dio, è al Padre che ci rivolgiamo: al Padre onnipotente creatore del cielo e della terra, e desideriamo che il suo “nome sia santificato”. Il nome del Padre designa per noi “colui che è” secondo ciò che udì un giorno Mosè, dal roveto ardente, ai piedi del monte Oreb (cf. Es 3, 14). L’Apocalisse (Ap 1, 4) ci dice che Dio è “colui che è, che era e che viene, colui che è eterno e immortale”.. E, poiché Gesù ci permette di invocare Dio col bel nome di Padre, noi prendiamo coscienza di essere non i prodotti del caso sballottati dal vento, ma i figli diletti del nostro Creatore. (segue)
