Antologie
del 03/12/2008
N. 99 - IL PADRE NOSTRO PER I LAVORATORI (QUARTA PARTE)
IL PADRE NOSTRO PER I LAVORATORI (QUARTA PARTE)
Giovanni Paolo II, Lussemburgo 15 maggio 1985
Rimetti a noi i nostri debiti
Se noi diventiamo coscienti, recitando il “Padre Nostro” che vi è ancora molta strada da percorrere perché il lavoro di tutti produca il pane, equamente distribuito tra noi, comprendiamo che bisogna continuare a chiedere al Padre: “rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori”. Ci ricordiamo le parole stesse di Gesù nel momento di donare la sua vita sulla croce. Nel campo del lavoro, la colpa e il peccato dell’uomo hanno troppo spesso costituito un peso enorme. Qui in modo particolare il peccato ha assunto una dimensione sociale, poiché l’egoismo degli uni priva gli altri del necessario, l’orgoglio e la brama di potere degli uni attenta alla dignità e ai diritti degli altri. Ciò si è manifestato in diverse forme di sfruttamento ingiuste, all’interno di una determinata regione o oltre frontiera. È in un concatenamento talvolta tragico, il peso dell’ingiustizia sociale ha spesso provocato, soprattutto nelle ultime generazioni, delle reazioni violente, perfino rivoluzionarie, lotte tra i gruppi sociali e conflitti tra le nazioni. Bisogna lottare senza posa per instaurare una migliore giustizia. Si tratta di una lotta, non contro l’uomo, ma contro le ingiustizie, e questo nell’amore e nel rispetto delle persone. E la preghiera di Gesù ci ricorda che senza lo spirito di riconciliazione che è un dono di Dio e che deve ispirare le nostre azioni, il nostro sforzo resterebbe in gran parte vano. “Il mondo degli uomini potrà diventare sempre più umano”, solo quando in tutti i rapporti reciproci, che plasmano il suo volto morale, introdurremo il momento del perdono, così essenziale per il Vangelo. Il perdono attesta che nel mondo è presente l’amore più potente del peccato (cf. Giovanni Paolo II, Dives in misericordia, 14). Sì, la Chiesa che prega ogni giorno “rimetti a noi . . . come noi rimettiamo” partecipa alla storia della società nello spirito del Signore. Essa si oppone a tutto ciò che l’odio provoca. Attraverso la sua dottrina sociale, essa invita a cercare le vie delle riforme che permettono all’uomo di utilizzare il suo lavoro o il capitale di cui dispone per superare i conflitti, evitare l’ingiustizia, accostarsi al disegno di Dio che “ha voluto che gli uomini formassero una sola famiglia e si trattassero tra loro con animo di fratelli” (Gaudium et spes, 24). Su questo cammino, Dio ci fa capire “che l’uomo non può ritrovarsi pienamente se non attraverso un dono sincero di sé”(cf. Ivi)!
(segue)
N. 99 - IL PADRE NOSTRO PER I LAVORATORI (QUARTA PARTE)
IL PADRE NOSTRO PER I LAVORATORI (QUARTA PARTE)
Giovanni Paolo II, Lussemburgo 15 maggio 1985
Rimetti a noi i nostri debiti
Se noi diventiamo coscienti, recitando il “Padre Nostro” che vi è ancora molta strada da percorrere perché il lavoro di tutti produca il pane, equamente distribuito tra noi, comprendiamo che bisogna continuare a chiedere al Padre: “rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori”. Ci ricordiamo le parole stesse di Gesù nel momento di donare la sua vita sulla croce. Nel campo del lavoro, la colpa e il peccato dell’uomo hanno troppo spesso costituito un peso enorme. Qui in modo particolare il peccato ha assunto una dimensione sociale, poiché l’egoismo degli uni priva gli altri del necessario, l’orgoglio e la brama di potere degli uni attenta alla dignità e ai diritti degli altri. Ciò si è manifestato in diverse forme di sfruttamento ingiuste, all’interno di una determinata regione o oltre frontiera. È in un concatenamento talvolta tragico, il peso dell’ingiustizia sociale ha spesso provocato, soprattutto nelle ultime generazioni, delle reazioni violente, perfino rivoluzionarie, lotte tra i gruppi sociali e conflitti tra le nazioni. Bisogna lottare senza posa per instaurare una migliore giustizia. Si tratta di una lotta, non contro l’uomo, ma contro le ingiustizie, e questo nell’amore e nel rispetto delle persone. E la preghiera di Gesù ci ricorda che senza lo spirito di riconciliazione che è un dono di Dio e che deve ispirare le nostre azioni, il nostro sforzo resterebbe in gran parte vano. “Il mondo degli uomini potrà diventare sempre più umano”, solo quando in tutti i rapporti reciproci, che plasmano il suo volto morale, introdurremo il momento del perdono, così essenziale per il Vangelo. Il perdono attesta che nel mondo è presente l’amore più potente del peccato (cf. Giovanni Paolo II, Dives in misericordia, 14). Sì, la Chiesa che prega ogni giorno “rimetti a noi . . . come noi rimettiamo” partecipa alla storia della società nello spirito del Signore. Essa si oppone a tutto ciò che l’odio provoca. Attraverso la sua dottrina sociale, essa invita a cercare le vie delle riforme che permettono all’uomo di utilizzare il suo lavoro o il capitale di cui dispone per superare i conflitti, evitare l’ingiustizia, accostarsi al disegno di Dio che “ha voluto che gli uomini formassero una sola famiglia e si trattassero tra loro con animo di fratelli” (Gaudium et spes, 24). Su questo cammino, Dio ci fa capire “che l’uomo non può ritrovarsi pienamente se non attraverso un dono sincero di sé”(cf. Ivi)!
(segue)
